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Cosa sono i Bitcoin?
Il Bitcoin è una moneta elettronica creata nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo di Shatoshi Nakamoto, che sviluppò un'idea da lui stesso presentata su internet a fine 2008
La rete è peer to peer e le transazioni avvengono direttamente tra gli utenti, senza un intermediario.
Queste transazioni sono verificate dai nodi di rete tramite l'uso della crittografia e registrate in un
libro mastro pubblico chiamato Blockchain.
TrueFlip
I Bitcoin vengono creati come ricompensa per un processo noto come mining.
Possono essere scambiati con altre valute, prodotti e servizi.
A partire da febbraio 2015, oltre 100.000 commercianti e venditori hanno accettato bitcoin come
pagamento. Una ricerca prodotta dall’Università di Cambridge stima che nel 2017 ci sono da 2,9 a
5,8 milioni di utenti unici che utilizzano un portafoglio di criptovaluta, la maggior parte di essi utilizza
bitcoin.
La rete Bitcoin consente il possesso e il trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari a
utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più personal computer o dispositivi
elettronici quali smartphone, sotto forma di "portafoglio" digitale, o mantenuti presso terze parti che
svolgono funzioni simili a una banca.
Un portafoglio memorizza le informazioni necessarie per la transazione di bitcoin.
Sebbene i wallet siano spesso descritti come un luogo in cui conservare o archiviare bitcoin, causa
della natura del sistema, i bitcoin sono inseparabili dal libro mastro della transazione blockchain.
Un modo migliore per descrivere un portafoglio è qualcosa che "memorizza le credenziali digitali
per i tuoi investimenti in bitcoin" e consente di accedervi (e spenderli).
Bitcoin utilizza la crittografia a chiave pubblica , in cui vengono generate due chiavi crittografiche, una
pubblica e una privata. Nella sua forma più semplice, un portafoglio è una raccolta di queste chiavi.
In ogni caso, i bitcoin possono essere trasferiti attraverso Internet verso chiunque disponga di un
"indirizzo bitcoin".
La struttura peer-to-peer della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile a
qualunque autorità, governativa o meno, il blocco dei trasferimenti, il sequestro di bitcoin senza il
possesso delle relative chiavi o la svalutazione dovuta all'immissione di nuova moneta
Dal novembre 2013 l’Università di Nicosia, a Cipro, accetta il bitcoin come mezzo di pagamento delle tasse universitarie.
A partire dal primo luglio 2016, nella città di Zugo, capitale di uno dei Cantoni più ricchi della Svizzera, è possibile pagare in bitcoin alcuni servizi pubblici, tra cui la sanità e i trasporti.
Alcuni commercianti, utilizzando siti di cambio, permettono di cambiare bitcoin in diverse valute, ivi compresi dollari statunitensi, euro, rubli russi e yen giapponesi.
Ogni utente che partecipa alla rete Bitcoin possiede un portafoglio che contiene un numero arbitrario di coppie di chiavi crittografiche.
Le chiavi pubbliche, o "indirizzi bitcoin", fungono da punti d'invio o ricezione per tutti i pagamenti.
Il possesso di bitcoin implica che un utente può spendere solo i bitcoin associati con uno specifico indirizzo.
La corrispondente chiave privata serve ad apporre una firma digitale a ogni transazione facendo in modo che sia autorizzato al pagamento solo l'utente proprietario di quella moneta. La rete verifica la firma utilizzando la chiave pubblica
Se la chiave privata viene smarrita,la rete Bitcoin non potrà riconoscere in alcun altro modo la proprietà del denaro la relativa somma di denaro sarà inutilizzabile da chiunque e, quindi, da considerarsi persa in modo irrimediabile.
Casi di perdita patrimoniale per smarrimento della chiave privata si sono già verificati nei primi anni di operatività della criptovaluta: ad esempio, nel 2013 un utente ha lamentato la perdita di 7.500 bitcoin, all'epoca del valore di 7,5 milioni di dollari, per essersi accidentalmente sbarazzato di un hard disk che conteneva la sua chiave privata
La rete Bitcoin crea e distribuisce in maniera completamente casuale un certo ammontare di monete all'incirca sei volte l'ora ai client che prendono parte alla rete in modo attivo, ovvero che contribuiscono tramite la propria potenza di calcolo alla gestione e alla sicurezza della rete stessa.
L'attività di generazione di bitcoin viene spesso definita come "mining", un termine analogo al gold mining (estrazione di oro).
La probabilità che un certo utente riceva la ricompensa in monete dipende dalla potenza computazionale che aggiunge alla rete relativamente al potere computazionale totale della rete.
Inizialmente il client stesso si occupava di svolgere i calcoli necessari all'estrazione dei bitcoin, sfruttando la sola CPU. Con l'aumentare della potenza di calcolo totale della rete e a seguito della natura competitiva della generazione di bitcoin, questa funzionalità è diventata antieconomica ed è stata rimossa.
Oggigiorno esistono dei programmi specializzati che inizialmente sfruttavano la potenza delle GPU e delle FPGA, e che ora utilizzano hardware dedicato basato su processori ASIC progettati per questo utilizzo.
Dal momento che la quantità di operazioni mediamente necessarie a chiudere con successo un singolo blocco è diventata talmente elevata da richiedere grandi quantità di risorse in termini di
energia elettrica e potenza computazionale, la maggior parte dei minatori si unisce in "gilde" chiamate mining pool dove tutti i partecipanti mettono in comune le proprie risorse, spartendosi poi i blocchi generati in funzione del contributo di ognuno.
Il potere di calcolo è spesso raggruppato insieme o "raggruppato" per ridurre la varianza nel reddito dei minatori.
I singoli impianti di perforazione mineraria spesso devono attendere per lunghi periodi per confermare un blocco di transazioni e ricevere il pagamento. In una piscina, tutti i minatori partecipanti vengono pagati ogni volta che un server partecipante risolve un blocco.
Questo pagamento dipende dalla quantità di lavoro che un singolo minatore ha contribuito a contribuire a trovare quel blocco.
In Italia sono funzionanti alcuni punti Automated Teller Machine (ATM) nei quali è possibile prelevare contanti o versare contanti nel proprio conto bitcoin, i quali verranno convertiti secondo il tasso di cambio vigente in quel momento. Prima di utilizzare un ATM bitcoin è necessario installare il portafoglio elettronico nel proprio smartphone e generare il proprio indirizzo Bitcoin (il numero del proprio
conto corrente virtuale, analogo al codice IBAN) e il relativo QR Code da far riconoscere alla macchina per il successivo accreditamento o prelievo di valuta bitcoin. Il primo ATM (Bancomat) bitcoin al mondo, marchiato Robocoin, fu installato a Vancouver (Canada) e cominciò a funzionare il 1º novembre 2013. Il primo installato in Italia (terzo in Europa dopo quelli di Helsinki e Zurigo), a marca Lamassu, ha cominciato a operare a Udine il 20 febbraio 2014.
Gli ATM (Bancomat) del circuito di Bitcoin sono separati e non integrati con
Visa, Mastercard, o altri circuiti di pagamento utilizzati dagli istituti bancari.